Performance

Performance

Un fitto calendario di Performance arricchisce l’esperienza del pubblico e consolida il ruolo della fiera come punto di riferimento per la scena artistica contemporanea romana e non solo. I performer di quest’anno:

Giulio Cassanelli

Fuoco Nuvola

Ti sfido a tenere una fiamma in mano, per un minuto e mezzo, senza bruciarti. Fuoco è un rituale di spiritualità laica,
nasce da una sfida e da un atto di fiducia. Il fuoco rapisce chi partecipa e lo sospende dall’ordinario nel contatto diretto con il primordiale, energia pura e di trasformazione.
Ognuno si rispecchia nella fiamma, attraversa una percezione dilatata del tempo e abita il qui e ora nel palmo della propria mano.
Giocare Col Fuoco significa portare e proteggere, unire libertà e responsabilità, è una chiamata simbolica: attraversare
l’esperienza e interrogarsi pubblicamente sul senso della fiamma, sul fuoco che ci anima e che custodiamo, sui valori che desideriamo far perdurare e trasmettere. Toccare il fuoco è una soglia, superata la paura o la curiosità iniziale, la fiamma induce ad una meditazione, allo stupore profondo e alla contemplazione, spinge l’unicità e l’anima ad emergere.

Siete invitati come portatori e protettori consapevoli del fuoco.
In un breve incontro, i partecipanti attraverseranno l’esperienza in totale sicurezza, accompagnati da semplici precauzioni tecniche.
L’atto verrà restituito attraverso un ritratto fotografico e una breve testimonianza orale: le tracce vive dell’esperienza e le riflessioni sulla fiamma e i significati evocati dal contatto col fuoco.

L’artistaGiulio Cassanelli (Bologna, 1979) sviluppa l’uso di strumenti non convenzionali per indagare e trattenere l’unicità dell’istante. Costruisce dispositivi performativi
in cui l’opera prende forma nell’alchimia del processo: le immagini non descrivono, ma testimoniano.
Non sono una semplice registrazione, ma la sindone di un atto puro, condiviso e vissuto — un’esperienza rituale.

Silvia Cini

Tassonomie dell’inesistente

È una performance incentrata sul concetto di confine nazionale che ne ripercorre la storia attraverso gli inni degli Stati che non esistono più a partire dal 1865, anno della nascita, grazie a Mendel, della genetica moderna. Da quel momento si afferma un nuovo modo di pensare la continuità e la discontinuità delle forme viventi: non più basato sull’apparenza, ma su relazioni profonde e invisibili, analoghe a quelle che fuori di ogni apparenza ci collegano.
La successione di voce e musica restituisce un paesaggio geopolitico in continua trasformazione, dove confini e identità mutano nel tempo. In dialogo con la tassonomia botanica, l’opera riflette sulla fragilità di ogni classificazione e sull’impossibilità di imporre un ordine definitivo alla complessità del mondo.

L’artista Silvia Cini (Pisa, 1972) è un’artista le cui opere nascono da processi che vivono del dialogo creato con il pubblico.
Il suo interesse si focalizza frequentemente sull’ecosistema, di cui prende in analisi specifici elementi, compiendo una trasposizione simbolica nei rapporti interpersonali e sociali. La sua pratica artistica, spesso site-specific, si traduce in installazioni ambientali e audio, sculture, fotografie, video, azioni, itinerari urbani o anche semplice lettura di testi. L’agire artistico diviene studio del terreno, della pietra, delle argille, dando voce a una storia plurale e interspecie, fatta di tempo, rovine, memoria dello spontaneo e del selvatico.

Silvia Giambrone

TU SEI PAZZA (una storia vera, sempre la stessa).
Frammenti per una cartografia semiseria del presente

La performance è un’indagine sulle geografie affettive, le connessioni e le disconnessioni che attraversano le relazioni nella contemporaneità. Il testo nasce come parte di un più ampio e costante progetto di raccolta del quotidiano che Silvia Giambrone conduce da molti anni attraverso taccuini, appunti, annotazioni, immagini, osservazioni e frammenti di esperienza.

Una pratica sedimentata nel tempo che considera l’atto del registrare e del raccogliere come un’azione al contempo performativa e trasformativa, nella quale il gesto di prendere appunti sul mondo coincide non solo con quello di osservarlo e interrogarlo, ma anche con la possibilità di disinnescarne le retoriche.

In questa prospettiva, l’ironia assume un ruolo centrale: non alleggerisce i temi affrontati, ma ne rivela le tensioni e le contraddizioni, illuminando le zone d’ombra che abitano
l’esperienza quotidiana. Muovendosi tra relazioni, incontri, perdite, dipendenze, alleanze e desideri, il testo attraversa le connessioni e le disconnessioni che strutturano l’esperienza relazionale contemporanea, interrogando modelli affettivi, rapporti di potere, stereotipi di genere e forme possibili della libertà.

L’artista Silvia Giambrone (Agrigento 1981) vive e lavora tra Roma e Londra.
La sua ricerca artistica indaga il rapporto tra violenza, identità e processi di assoggettamento attraverso opere che rendono visibili dinamiche di potere spesso invisibili.
Nel 2019 ha vinto il Premio VAF, uno dei più importanti riconoscimenti dedicati ai giovani artisti italiani, ed è stata ambasciatrice di Kaunas, Capitale Europea della Cultura 2022.

H.H. Lim

Tornare al senso costruttivo

Katana è una spada dei samurai. L’artista ne ripercorre, simbolicamente e fattivamente, la vita. Dapprima acciaio grezzo, poi, nella fonderia, viene forgiata, affilata e lucidata.
Così fa anche l’artista, che, alla fine, la restituisce alla sua natura originale. Ma la presentazione che ne fa al pubblico acquista un significato politico.
La spada è annullata come strumento offensivo. Non solo torna ad essere mero acciaio, ma perde la sua carica aggressiva. Quasi un auspicio in un momento in cui risuona il fragore delle armi.

L’artista H.H. Lim nasce in Malesia, nel 1954.
Nel 1976 si trasferisce a Roma, città dove si diploma presso l’Accademia di Belle Arti. Ha partecipato a numerose Biennali: Venezia (2019, 2013), Bangkok (2021), Shenzhen (2019), Kuala Lumpur (2027), Singapore (2016), Dakar (2026), Praga (2013), Istanbul (2007), Tirana (2005). Suoi lavori sono presenti nelle collezioni di molti musei internazionali.